La Storia della nostra Parrocchia
La Parrocchia di Gesù Lavoratore di Borgo San Dalmazzo nasce nel 1965 su incarico affidato da Mons. Tonetti, vescovo di Cuneo, a Don Luciano Pasquale.
La Vigilia di Natale dello stesso anno avviene l’inaugurazione nella sede provvisoria.
La prima pietra posta della nuova costruzione è posta nel 1970.
Il nuovo Centro Parrocchiale intitolato al Beato Carlo Acutis, adiacente alla chiesa, è stato inaugurato il 10 Ottobre 2021.
Chi Siamo
Raggiunto l’importo previsto tramite donazioni!
In concomitanza con i giorni della Pasqua di quest’anno, è avvenuto un traguardo importante per la nostra Parrocchia: è stato raggiunto l’importo di 100.000 euro, previsto di raccogliere tramite donazioni, per il Nuovo Centro Parrocchiale “Carlo Acutis”, del progetto Nuove Opere Parrocchiali.
Un grazie di cuore a quanti hanno donato!
Perché dove due o tre
sono riuniti nel mio nome,
io sono in mezzo a loro.
Vangelo del Giorno
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Lunedì 30 Marzo : Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 12,1-11.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. Equi gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù. -
Lunedì 30 Marzo : Origene
La sposa del Cantico di Cantici dice: «Il mio nardo spande il suo profumo» (1,12)...; ma si può anche leggere «il Suo profumo»... La sposa si è avvicinata allo Sposo, l'ha unto con i suoi unguenti, e sorprendentemente, è come se il nardo non avesse sparso odore prima, finché era nelle mani della sposa, ma soltanto quando entra in contatto col corpo dello Sposo, per cui è meno probabile che questi abbia preso l'odore dal nardo, che non il nardo da lui... Presentiamo qui la sposa Chiesa nella persona di Maria: si dice che ella porta una libbra di nardo di grande valore, unge i piedi di Gesù, li asciuga coi suoi capelli, e riceve in qualche modo per se stessa, attraverso la sua capigliatura, un profumo impregnato della qualità e potenza del corpo di Gesù... Ella si cosparge la testa di un profumo squisito che viene meno dal nardo che da Cristo, e dice (con la sposa): «Il mio nardo, versato sul corpo di Cristo, mi ha portato in cambio il Suo profumo»... «E tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento». Ciò indica sicuramente che il profumo della dottrina che proviene da Cristo ed il dolce profumo dello Spirito Santo hanno riempito tutta la casa del mondo, o la casa di tutta la Chiesa. O almeno, hanno riempito tutta la casa di quell'anima che ha ricevuto di condividere il profumo di Cristo, dopo avergli offerto il dono della sua fede come nardo puro, e ricevendo in cambio la grazia dello Spirito Santo ed il dolce profumo della dottrina spirituale..., per poter dire anch'ella: «Noi siamo dinanzi a Dio il profumo di Cristo» (2 Cor 2,15). Perché quel nardo è stato riempito di fede e di un amore preziosissimo, perciò Gesù le rende questa testimonianza: «Ella ha compiuto verso di me un'opera buona» (Mc 14,6).
Preghiera del Mese
«Non siamo fatti per una vita dove tutto è scontato e fermo,
ma per un’esistenza che si rigenera
costantemente nel dono, nell’amore.
E così aspiriamo continuamente a un
“di più” che nessuna realtà creata ci può dare;
sentiamo una sete grande e bruciante a tal punto,
che nessuna bevanda di questo mondo la può e stinguere.
Di fronte ad essa, non inganniamo il nostro cuore,
cercando di spegnerla con surrogati inefficaci!
Ascoltiamola, piuttosto!
Facciamone uno sgabello su cui salire per affacciarci,
come bambini, in punta di piedi,
alla finestra dell’incontro con Dio».
Leone XIV






